“Era Dio travestito da Michael Jordan” (Larry Bird)

Forse basta questa frase per descrivere cosa è stato Michael Jordan. Il giocatore più iconico della storia del basket,  forse dello sport in generale, che ha trasformato il gioco elevandolo ad un livello tale da sembrare inumano, un Dio appunto.

L’ingresso nella lega ed i primi anni.

Correva l’anno 1984. Precisamente era il 19 giugno quando, in occasione del Draft, tenutosi a New York, inizia la sua storia d’amore con l’NBA. Una storia fatta di due allontanamenti ed altrettanti ritorni e caratterizzata da momenti entrati nella leggenda sportiva mondiale. Il suo ingresso nella Lega non è quello del predestinato, ma quello di un ottimo prospetto. Infatti viene selezionato dai Chicago Bulls con la terza scelta, dopo Hakeem Olajuwon e Sam Bowie. Quest’affronto ha alimentato ancora di più la sua fama agonistica ed il suo voler primeggiare, portandolo a voler dimostrare al mondo di non essere solo il miglior giocatore di basket del momento, ma della storia del gioco. Nei primi anni si dimostra un realizzatore pazzesco, trascinando letteralmente la sua squadra ai PO, ma schiantandosi, a fine anni ottanta, contro quei ragazzacci dei Detroit Pistons guidati da quel cagnaccio di Isiah Thomas, con il quale i rapporti sono sempre stati piuttosto burrascosi: due sconfitte nelle stagioni 1988/1989 e 1989/1990 in Finale di Conference, caratterizzate dalla Jordan Rules, un sistema difensivo atto a limitare totalmente Jordan, con raddoppi, lasciando che siano i compagni a concludere l’azione.

Il primo three-peat.

Grazie all’aiuto del venerabile maestro zen Phil Jackson, riuscirà ad evadere da questa gabbia, portando per la prima volta in carriera la sua squadra alle Finals del 1990/1991 contro i Lakers di Magic Johnson, sconfitti agilmente 4-1. Nelle due stagioni seguenti si ripeterà: nel 1991/1992 contro i Portland Trail Blazers di Clyde Drexler e nel 1992/1993 contro i Phoenix Suns di Charles Barkley, Kevin Johnson e Dan Majerle. Da questo momento bisogna prendersi una pausa dal raccontare le vicende sportive del più grande giocatore di basket della storia per parlare di una vicenda personale che segnerà per sempre la sua vita.

La morte del padre ed il primo ritiro.

Era l’estate del 1993 quando il padre di Jordan, James, viene assassinato di ritorno dal funerale di un amico, dopo essersi fermato in una piazzola di un’autostrada nella Carolina del Nord per riposare. Questo evento segnò per sempre la sua vita, portandolo alla decisione più inaspettata della sua carriera. Queste le sue parole:

Ho perso ogni motivazione. Nel gioco del basket non ho più nulla da dimostrare: è il momento migliore per me per smettere. Ho vinto tutto quello che si poteva vincere. Tornare? Forse, ma ora penso alla famiglia.”

Una famiglia spezzata dalla morte del padre.

In questo periodo Jordan si cimentò nello sport preferito dal defunto padre: il Baseball. Tuttavia, gli scarsi risultati raggiunti non soddisfacevano l’orgoglio del campione, portandolo dopo circa un anno e mezzo a dichiarare conclusa la sua carriera di giocatore di baseball.

Nel frattempo prese parte alla pellicola sul basket per eccellenza, quello “Space Jam” che ha segnato l’adolescenza per milioni di ragazzini di tutto il mondo.

“I’m Back” ed il secondo three-peat.

«I’m back»: solo tre parole, la mattina del 18 marzo 1995, ore 11:40. MJ torna a casa, nella sua Lega. Gioca una buona stagione, ma non vince il titolo. Le tre stagioni successive sono quelle della LEGGENDA, secondo three-peat con il primo dei tre titoli arricchito anche dalle 72 vittorie in Regular Season. La seconda parte di carriera nel basket di sua maestà Air Jordan termina con quel Jump contro i Jazz, conosciuto da tutti  come “The Shot”, che regala il sesto titolo in 8 anni ai Bulls. Non serve aggiungere altro.

Il secondo ritiro ed Il ritorno ai Washington Wizards.

Al termine della stagione 1997/1998, Jordan annuncia per la seconda volta il suo ritiro, salvo poi concedersi un ultimo ritorno nella stagione 2001/2002 e 2002/2003 nelle file dei Washington Wizards. Al termine della seconda stagione, si ritira per la terza e ultima volta.

Per concludere.

Tutti noi voliamo. Una volta che si lascia la terra, si vola. Alcune persone volano più a lungo rispetto ad altri.” (Michael Jordan)

Si hai ragione Michael, tutti voliamo, ma tu hai permesso di volare più a lungo anche a noi.

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Dante Giordano

Nato in Roma a inizio anni 60. Appassionato di tecnologia e sport di tutti i tipi con una predilezione per la pallacanestro e il calcio gaelico. Ha iniziato a scrivere su giornali locali e testate sportive per poi dedicarsi completamente al progetto de Loschema.it.

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