A 4 anni Marc Márquez salì per la prima volta su una moto, dal lato sinistro per scaramanzia, e in cortili e piazzali cominciò ad allenarsi sempre sotto l’occhio del padre. Volle cominciare a competere, e sognava il motocross per fare a sportellate con gli altri bambini: ma era troppo piccolo, e così gli regalarono una moto da enduro. Al cross ci arrivò più tardi, cominciando a ottenere da subito ottimi risultati. Ma il primo momento importante arrivò nel 2004, quando corse il campionato catalano 125cc e, al debutto, fu sconfitto solo dal compagno di squadra, Pol Espargaró, due anni più grande di lui. Nel 2005 e nel 2006, però, Marc non ebbe rivali e fu campione. Intanto aveva conosciuto Emilio Alzamora, che divenne suo manager e lo portò nel Cev.

Marc Márquez non ottenne risultati straordinari nel campionato spagnolo, quello che cresce i migliori giovani talenti in moto. Vinse una gara a Jerez, ma non brillò. Eppure non c’era da stupirsi. La sua moto era riempita di zavorre di piombo. Marc Márquez era troppo esile, e per raggiungere il peso minimo regolamentare doveva guidare con 21 chili di pesi che gli impedivano di mettere a punto nel modo giusto il suo mezzo. Per questo alla fine del 2007, quando Alzamora lo invitò al Gp di Valencia, Marc non immaginò neanche il motivo.

Pensava che il suo manager volesse fargli vivere il paddock del Mondiale e magari aiutarlo a conoscere i segreti di qualche campione. Non certo che gli stesse per annunciare l’ingaggio con KTM per il Mondiale 2008. L’anno del debutto fu anche questo difficile. Le zavorre erano diminuite, ma erano pur sempre di 16 chili.

Marc Márquez saltò le prime due gare per una frattura al braccio destro subita nei test. Ma fece comunque un podio, e per questo scelse una mascotte speciale, da stampare sul casco: la formica, un animale che può trasportare pesi 100 volte superiori al proprio e che ottiene i suoi obiettivi con l’impegno e la laboriosità. Alla fine dell’anno subì un altro grave infortunio, stavolta a una gamba.

Anche il secondo anno non fu indimenticabile. E KTM smise di sviluppare la moto, annunciando il ritiro. Questo liberò Márquez per firmare con il team Ajo, che gli offrì una Derbi per il 2010.

In quell’anno si lussò entrambe le spalle, ma superò le difficoltà con le vittorie. Arrivò al Gp del Portogallo, il penultimo della stagione, da favorito per il titolo. Ma cadde nel giro di schieramento sotto la pioggia, distruggendo la moto. Riuscì a riportarla ai box, i meccanici la ripararono in tutta fretta e si mise in griglia in ultima posizione. Terol, il suo rivale per il campionato, aveva via libera. Ma Márquez rimontò già nel primo giro, e con una corsa leggendaria riuscì addirittura a vincere, sigillando il Mondiale 125cc che conquistò nell’ultimo Gp a Valencia con un quarto posto.

Arrivò così in Moto2: e già nel 2011 si giocò il titolo con Bradl. Fu protagonista di un’altra rimonta incredibile: in Australia arrivò terzo partendo dalla 38esima e ultima posizione per una penalità per guida pericolosa, visto che in prova aveva buttato per terra Wilairot. Sembrava la replica della stagione precedente.

Ora, tutti legano la Malesia a Márquez per un ricordo: lo scontro con Valentino Rossi del 2015, quando il suo ex idolo si trasformò nel suo peggior nemico. Ma Sepang, per Márquez, è la pista in cui sarebbe potuta finire la sua carriera. Nelle prove del Gp di Moto2 del 2011, in una caduta, subì un colpo alla testa che produsse un infortunio al quarto nervo dell’occhio destro, che restò paralizzato. Márquez aveva problemi alla vista quando guardava verso il basso e verso sinistra. Perse così il Mondiale, e gli diedero un tempo di recupero di massimo sei mesi.

Ma un giorno, mentre la mamma Roser preparava una frittata di uova, Marc le chiese: “Mamma, ma come fai a sbattere l’uovo in due piatti diversi?”. Roser gli rispose che c’era un solo piatto. Marc era disperato, la mamma gli disse che gli stava facendo solo uno scherzo, ma non era affatto uno scherzo.

Doveva subire un’operazione. E non era detto che tutto tornasse come prima. Arrivò al Gp del Qatar, il primo della stagione, e vinse. Continuò a farlo per tutta la stagione, e alla fine del 2012 si prese la rivincita sull’avversario che otto anni prima lo aveva sconfitto nel campionato catalano: il vicecampione del Mondo fu Pol Espargaró. Márquez, invece, salì in MotoGp.

La storia recente è famosa. Márquez è stato il più giovane Campione della storia della MotoGp, ha corso gare straordinarie come quella in cui sorpassò Valentino Rossi al mitologico cavatappi di Laguna Seca o quella in cui salì in moto dopo un incidente a oltre 300 km/h al Mugello, sfiorando il podio e mancandolo per una caduta a pochi giri dalla fine; e altre polemiche come quella in cui con un ingresso troppo deciso recise il cavo del traction control al compagno Pedrosa provocandone la caduta ad Aragón. E poi, ovviamente, quello che molti non gli hanno mai perdonato: l’essersi messo contro Valentino Rossi nel Mondiale 2015, giocando un ruolo decisivo per la vittoria finale di Lorenzo.

Probabilmente, però, la verità è che non bisogna necessariamente essere simpatici per entrare nella storia di uno sport. E Marc Márquez e la sua famiglia lo sanno: nessuna coppia di fratelli oltre a lui e ad Álex è mai riuscita a conquistare due titoli mondiali nello stesso anno.

Chissà se l’abbia mai anche solo immaginato Juliá in uno di quei viaggi interminabili per vedere le gare, da Cervera a Jerez…

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