Quattordici anni fa. Sembra ieri…
È il 16 maggio 2004, stadio Giuseppe Meazza in San Siro.
Si sta per giocare Milan – Brescia e il popolo rossonero continua a festeggiare la vittoria del diciassettesimo scudetto, conquistato poche settimane prima nello scontro diretto vinto per 1-0 sulla Roma.
Ma quel giorno, più che il titolo del Diavolo, c’è qualcosa di più importante da omaggiare.
Stava per salutare il calcio giocato una sorta di divinità per gli italiani, uno di quei pochissimi eletti, riusciti a metter d’accordo tutti i tifosi d’Italia: Roberto Baggio.
Per tutta la partita, oltre al frequente coro “I campioni dell’Italia siamo noi”, dagli spalti stracolmi se ne alza spesso un altro:

“Robertoo Baggioo! Roberto Baggio!”

Più che dei presenti, è il coro di un popolo intero, il coro di tutti coloro che hanno sognato e si sono emozionati grazie a lui.
La gara scivola via, il risultato (4-2 per il Milan) è utile solo per le statistiche, visti gli obbiettivi ormai raggiunti da entrambe le squadre.
Si arriva così al minuto ottantacinque del match, il minuto che tutti speravano non arrivasse mai.
Sul tabellone luminoso si legge “10”, ancor prima che se ne avvede Roberto se ne accorge tutto lo stadio: Paolo Maldini gli va incontro per abbracciarlo, forse a nome di tutto il mondo del calcio.
Chi meglio di lui…
Tutti, ma proprio tutti, si alzano in piedi, iniziano ad applaudire, partono cori da ogni angolo dello stadio.
C’è chi immortala il momento con una foto, chi si emoziona, chi urla a squarciagola il suo nome.
C’è chi piange.

Sono le lacrime di chi sa già che, da quel giorno, non sarà più domenica.

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Dante Giordano

Nato in Roma a inizio anni 60. Appassionato di tecnologia e sport di tutti i tipi con una predilezione per la pallacanestro e il calcio gaelico. Ha iniziato a scrivere su giornali locali e testate sportive per poi dedicarsi completamente al progetto de Loschema.it.

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