«La prima volta che parlai con Sir Alex parlavamo con toni western, mancavano giusto le pistole. “Mi chiedo se tu sia abbastanza bravo per giocare a Old Trafford”, mi disse. “Mi chiedo se Manchester sia abbastanza per me” fu la mia risposta…».

Fu subito colpo di fulmine tra l’allenatore più longevo e vincente della storia dello United, Sir Alex Ferguson, e il francese più amato dagli inglesi, Eric Cantona.

La sua carriera però inizia nella sua Francia e non nel migliore dei modi: Auxerre, Marsiglia, Bordeaux, ancora Marsiglia, poi Nimes, fino a quando decide di espatriare nella vicina Inghilterra, destinazione Leeds United, a causa dei burrascosi rapporti creatisi con la gente, la stampa e la federazione francese.
Al Leeds vince subito uno storico campionato inglese da protagonista, con 9 reti in 28 partite. Poi l’incredibile passaggio ai rivali del Manchester United.

Lì, inizia la leggenda.

143 presenze e 60 reti con la casacca del Manchester United, quattro Premier League in cinque anni, due Coppe d’Inghilterra, gol, assist a volontà.
Fuori campo, showman. Eric diceva cose tipo: «Se vedo una bici, penso che vincerei il Tour de France», e la gente impazziva. Era leader assoluto di una squadra piena di gioventù e talento, assemblata magistralmente da sir Alex.

Poi un giorni a Selhurst Park, stadio del Crystal Palace, il fattaccio che segna indelebilmente la sua carriera.

Cantona viene espulso per un fallo su Shaw, difensore del Palace che non ha fatto altro che provocarlo per tutto il match. Nell’uscire dal terreno, i tifosi di casa lo apostrofano pesantemente. Uno più di altri, tale Matthew Simmons, che insulta Eric Cantona con frasi del tipo «Francese figlio di p… », «se hai le palle vieni qui bastardo». Questo è ciò che dirà Cantona a posteriori.

Ovviamente Eric non se lo fa ripetere e va lì da Simmons, stendendolo con un colpo di kung fu che fa il giro delle tv del mondo.
E’ probabilmente l’inizio della fine per King Eric.
Viene condannato a due settimane di prigione, poi commutata in appello a centoventi ore di lavori sociali. Quella sportiva ci va giù pesante, otto mesi di squalifica. In conferenza stampa, Cantona, rivolto ai giornalisti, dirà: «I gabbiani seguono il peschereccio perché pensano che delle sardine stiano per essere gettate in mare. Grazie a tutti». Poi si alza e se ne va. In pochi capiscono il segnale che vuole lanciare.

Eric ritorna in campo a ottobre e rivince la Premier League, ma non è più lo stesso. Un pensiero triste e malinconico pervade il suo animo di condottiero: il ritiro. Prenderà questa scioccante decisione nel maggio del ’97, due giorni prima del 31° compleanno: «Ho giocato da professionista per tredici anni, un tempo lungo. Ora ho voglia di fare altre cose». E così sarà, ripensamenti zero.
Si è dato all’arte, al Beach Soccer, e ha fatto anche l’attore. Ne “Il mio amico Eric” ha interpretato se stesso, nella parte dell’amico invisibile di un postino di Manchester. Nel film c’è un passaggio cruciale, quello in cui l’amico chiede ad Eric quale sia stato il suo momento più bello. Eric Cantona risponde così: «Il momento più bello di tutti è stato un passaggio. A Irwin, contro il Tottenham. Devi fidarti dei tuoi compagni, altrimenti tutto è perduto».
Ribelle, ma equo e solidale, questo è Cantona, che nel 2010 ha invitato i francesi a ritirare i propri soldi dalle banche: «Svuotate i conti correnti, fate crollare il sistema finanziario».

Visto come va oggi il mondo, Cantona era semplicemente due passi avanti.

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Dante Giordano

Nato in Roma a inizio anni 60. Appassionato di tecnologia e sport di tutti i tipi con una predilezione per la pallacanestro e il calcio gaelico. Ha iniziato a scrivere su giornali locali e testate sportive per poi dedicarsi completamente al progetto de Loschema.it.

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