Con questa frase Shaquille venne escluso dalla sua squadra a 15 anni. Dal cestista, all’attore, dal rapper all’opinionista, fino al distruttore di canestri. La carriera in breve, di uno dei più grandi, in tutti i sensi, giocatori di basket NBA.

L’infanzia travagliata

Nasce a Newark, New Jersey, il 6 marzo 1972, Shaquille Rashaun (in arabo “piccolo guerriero”) O’Neal da Lucille O’Neal e Joe Toney. Il padre biologico, al tempo studente universitario, abbandona sin da subito il piccolo e la moglie, venendo arrestato per droga. Da allora per Shaq sarà un uomo morto, non esisterà mai, come non è esistito quando era piccolo e in difficoltà, bisognoso di una figura paterna. Poco dopo a subentrare, il nuovo marito della madre, il sergente di riserva Phil Harrison, che per l’impostazione militare, userà più bastone che carota. Il giovane cerca in tutti i modi di attirare l’attenzione, sia ballando la breakdance (sua grande passione) in classe, sia arrampicandosi su un albero e fingendosi Superman (uno dei tanti soprannomi). Intanto già a 13 anni era 1 metro e 95.

From High School To Cool

Il padre Phil lo mette a contatto con la palla a spicchi, tra uno spostamento di base militare all’altro, finendo persino in Germania, allenando il suo gioco in post e portandolo a veder Jon Koncak al palazzetto. Uno degli epiteti di Phil che lo ispirerà sarà: “Guarda Koncak, prende più di Bird e Magic, senza saper giocare” poi indicando Shaquille: “Anche tu puoi arrivare a quel livello; non di gioco, puoi diventare molto più forte,  puoi guadagnare altrettanto se arrivi nella NBA, per questo ti devi impegnare al massimo”. Shaq lo segue alla lettera portando a San Antonio, nella Robert G. Cole High School, il titolo di stato (68W 1L) nel 1989. 25 anni dopo verrà ritirata la sua 33. A fine liceo si iscrive alla LSU, giocando per i Tigers. Nel ’91 riceve il premio come miglior marcatore NCAA e l’anno successivo si dichiara eleggibile per il Draft.

There’s Magic in LA

Prima scelta assoluta al Draft per gli Orlando Magic, si mette subito in mostra per atletismo e canestri rotti (ben 2 a fine stagione). Nel ’94-’95 raggiunge in coppia con Penny Hardaway la prima finale della franchigia, ma cede il passo ai Rockets di un altro centro leggendario qual era Hakeem “The Dream” Olajuwon. Ci riprovano l’anno dopo, quando in finale di conference, il ritorno di sua maestà Micheal Jordan si frappone tra loro e le Finals. Problemi sul rinnovo, contratto più oneroso dai Lakers e Magic Johnson come suo idolo. Nel ’96 cambia costa passando dalla Florida alla California, con la speranza di sfondare in futuro nello showbiz.

Tre anelli e poi Miami

Primi anni losangelini non esaltanti fino a che l’esplosione di Kobe e l’arrivo in panchina del “Lord of The Rings” Phil Jackson, porta 3 titoli in successione ai giallo viola (’00-‘01-’02). Shaquille viene eletto anche MVP delle FinalsMVP della regular season nel 2000. Nello stesso anno raggiunge il suo career high con i Clippers, i quali nel giorno del suo compleanno, gli chiesero 6000$ per i biglietti ai familiari. Non la prese bene.

La finale persa nel 2004 contro Detroit e diversi screzi con Kobe lo portano lontano da LA e ad accoglierlo è Pat Riley a Miami, al quale promette almeno un titolo nella suo ritorno in Florida. Nel 2005 si arrendono in finale di conference, ma nel 2006 insieme a Dwayne Wade scrive la storia della franchigia, in sei gare con Dallas.

Never Ending Story

È la fase calante della sua carriera quella nelle ultime franchigie toccate da “The Diesel”. Si presenta in preseason sempre con 10-15 kg di troppo e nonostante non venga chiamato dopo 14 edizioni in fila all’ASG 2008, a Phoenix, assistito da Steve Nash, arriva a diventare prima 5° poi 6°, superato dall’amico rivale Kobe, marcatore all time della NBA. A Cleveland e Boston si chiude una fantastica carriera, con diversi “What if” legati a dove sarebbe potuto arrivare un giocatore da un talento tale da compensare la poca disciplina e rigore personale. Shaq è però un personaggio che la Lega non vedrà mai più e di questo suo essere unico gliene saremo eternamente grati. Le diverse sfumature di Shaq, uno show continuo dentro e fuori dal campo, si raccolgono nell’infinità di soprannomi a lui affibbiati, dal sopracitato “The Diesel”, passando per “The Big Fella” fino ad arrivare a “Superman”. Il suo essere, anche, uomo di spettacolo sono ancora nell’entrata all’ASG di Phoenix dove si presentò a ballare con I Jabbawockeez, con i quali rivelò a tutti la sua passione per la breakdance, fino alla sua rubrica in Inside The NBA, su TNT, Shaqtin’a Fool,che grazie a Youtube è diventata nota a chiunque.

Per questo e tanto altro ancora, grazie “Shaq Daddy”.

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Dante Giordano

Nato in Roma a inizio anni 60. Appassionato di tecnologia e sport di tutti i tipi con una predilezione per la pallacanestro e il calcio gaelico. Ha iniziato a scrivere su giornali locali e testate sportive per poi dedicarsi completamente al progetto de Loschema.it.

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